venerdì 6 marzo 2009

Slitta a martedì l’esame degli emendamenti in commissione al Senato. Scontro sul consenso informato

Liberazione 6.3.09
Slitta a martedì l’esame degli emendamenti in commissione al Senato. Scontro sul consenso informato
Bio-etica, braccio di ferro Pd-Pdl. Ma Bossi: «Urge trovare l’intesa»


Slitta a martedì prossimo il voto in commissione Sanità al Senato sugli emendamenti al testo Calabrò in materia di fine vita, che approderà in Aula il 18 marzo. Lo ha stabilito l’ufficio di presidenza riunito nel pomeriggio a Palazzo Madama. Di fatto, continua il braccio di ferro con l’opposizione che ieri ha presentato i suoi 352 sub-emendamenti e si dichiara insoddisfatta delle aperture del Pdl. «No alle furbizie - dice la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro - va cambiata la filosofia del testo proposto dalla maggioranza ». L’ex capogruppo del Pd in commissione, il medico e laico Ignazio Marino, minaccia: «Se la maggioranza non chiarirà che tipo di legge vuole e pensa di impedire alle persone di poter togliere il proprio consenso a una terapia, allora farò ostruzionismo». Ma anche la cattolica Dorina Bianchi, che di recente ha preso il posto di Marino in commissione, non è più tenera e ammette che se non si supera il nodo del cosiddetto “consenso informato” da parte del paziente «non ci sono possibilità di dialogo» tra maggioranza e opposizione. La radicale Donatella Poretti: «Gli emendamenti del relatore Calabrò lasciano intatto il concetto che stabilisce sostanzialmente l’indisponibilità della vita per la persona, ma non per lo Stato e il medico». Interviene anche Massimo D’Alema sottolineando che «imporre la nutrizione forzata quando una persona si è espressa in altra direzione, magari con il testamento biologico, è incostituzionale. Si tocca il principio di libertà di cura. Rischiamo di fare una legge mostruosa, che ci mette fuori dai Paesi civili». L’Italia dei Valori è convinta che il Pdl voglia «lo scontro» e continua ad appellarsi al referendum che «demolirà la legge». Per il momento, dunque, non sortisce effetti l’appello di Umberto Bossi a trovare «assolutamente un accordo» sulla legge sul testamento biologico. Ciononostante, Il presidente del Senato Renato Schifani si dice «fiducioso» sul buon esito del dibattito tra maggioranza e opposizione perchè «ci sono i primi segnali positivi, ritengo che in questa occasione la concessione di più tempo per discutere sul provvedimento non sia una mossa dilatoria, ma ubbidisca all’esigenza di favorire momenti di confronto costruttivo». Il riferimento è alla decisione, presa la settimana scorsa, di far slittare i tempi del dibattito, causa le divisioni che si sono palesate anche nello stesso centrodestra (in testa, le critiche di Beppe Pisanu). Sul bio-testamento interviene anche il presidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, invitando alla calma: le parti politiche impegnate nel dibattito non abbiano «nessuna fretta determinata da strumentalizzazioni, il confronto tra le diverse istanze» porti a una soluzione «condivisa». A questo punto, bisognerà aspettare la prossima settimana per capire come evolverà la situazione. Scontro sul consenso informato a parte, rimane l’incognita Francesco Rutelli che - si ricorderà - si era fatto promotore di una “terza via” molto apprezzata dal Pdl, ovvero l’affidamento delle scelte su idratazione e alimentazione all’alleanza terapeutica tra medico e paziente e non alle volontà del paziente espresse nella Dat (dichiarazione anticipata di trattamento). E’ prevedibile che l’ex leader dielle decida le sue mosse in prossimità del dibattito in aula. Spingere per la “terza via” potrebbe risultare conveniente per forzare in senso centrista gli equilibri interni al Pd, se ce ne sarà bisogno. E magari sarà così, visto che la “svolta a sinistra” del neosegretario Dario Franceschini (non gradita ai centristi Democratici) non accenna a raddrizzarsi. Non c’è solo il referendum invocato da Di Pietro a gettare ombre sulla futura legge sul fine vita. Dubbi vengono sollevati anche dai costituzionalisti, secondo i quali è facile immaginare un intervento della Consulta in materia. Il testo al vaglio del Senato, spiega Federico Pizzetti, docente di Istituzioni di diritto pubblico all’Università di Milano, «tende a fissare parametri oggettivi che sembrano prescindere dalla persona», stabilendo ad esempio che alimentazione e idratazione siano forme di sostentamento finalizzate ad alleviare la sofferenza. Ma la sofferenza va valutata «in base all’identità della persona» non in assoluto. Anche rimanere in vita in modo artificiale, come nel caso di «Piergiorgio Welby - aggiunge Pizzetti - può essere causa di sofferenza». Il caso Englaro, comunque, ragionano alcuni costituzionalisti nel corso di un seminario organizzato dall’Associazione Astrid di Giuliano Amato, è stato un caso «difficile » che ha sollevato molti dubbi dal punto di vista istituzionale, a partire dall’attribuzione dei poteri. «Il quesito - sottolinea Amato - è se il governo poteva sovrapporre la propria volontà a quella della magistratura». Domanda che ha suscitato risposte diverse, ma su un punto gli esperti sono d’accordo: «Il sistema delle garanzie ha tenuto - rileva Tania Groppi, ordinario di diritto pubblico all’Università di Siena - davanti agli “assalti” del potere politico». La politica ha avuto «una reazione abnorme» in mancanza di una legge. E proprio per la mancanza di una legge, aggiunge Groppi, «la Corte costituzionale» è stata ai margini del caso, anche se sarebbe stata quella più competente visto che si trattava di «diritti».

Nuovo rinvio per il ddl. Braccio di ferro su volontà del malato e ruolo del medico

La Repubblica 6.3.09
Bossi al Pd: doveroso l’accordo sul fine-vita
Nuovo rinvio per il ddl. Braccio di ferro su volontà del malato e ruolo del medico
Bianchi: "Se non cambia l’articolo 1 non lo voterò". D’Alema: è una legge mostruosa
di c.l.

ROMA - Nuovo rinvio, questa volta di cinque giorni, per favorire un´intesa sul testamento biologico. Al Senato la commissione Sanità che esamina il ddl e il suo carico di 553 emendamenti prende altro tempo. La maggioranza apre spiragli di confronto su due nodi delicati del testo, il consenso informato e la nutrizione artificiale. Ma il Pd resta cauto, pone le sue condizioni, non giudica quelle delle vere aperture.
E in attesa della ripresa del confronto, martedì prossimo, Umberto Bossi lancia più che un semplice invito ai contendenti: «Bisogna assolutamente trovare un accordo» possibilmente «ragionando». Massimo D´Alema resta scettico: «Se non si corregge questa proposta mostruosa il rischio è fare una norma che ci mette al di fuori dei paesi civili». E, un po´ a sorpresa, anche la cattolica del Pd Dorina Bianchi, reduce dal faccia a faccia di pochi giorni fa col segretario Franceschini, cambia registro: «Se la maggioranza non accoglie le nostre richieste di modifica sull´articolo 1, non sarò più disposta a votare questo testo». Tanto che perfino il suo "avversario" interno, Ignazio Marino, ammette che la collega «ha cambiato atteggiamento, anche se sarebbe stato preferibile come capogruppo qualcuno che condividesse la linea del partito». Il presidente del Senato Renato Schifani si dice fiducioso, l´intesa è possibile e «la concessione di più tempo favorisce il confronto costruttivo».
Si riprenderà con la riunione informale tra i capigruppo che il presidente della commissione Sanità, Antonio Tomassini, ha convocato per martedì. Per l´aula, il 18 marzo, c´è tempo. Ieri mattina il Pd si è presentato in commissione con un emendamento, prima firmataria la Finocchiaro, con cui si precisa che «l´attività medica è esclusivamente finalizzata alla tutela della vita e della salute», come già dispone il testo del Pdl, aggiungendo che quell´attività tuttavia deve essere «sempre subordinata all´espressione del consenso informato». Nessun accanimento, ma rispetto della volontà del malato, in sostanza. Proposta che tuttavia il relatore Calabrò (Pdl) ha giudicato «inaccettabile». Il democratico Marino non esclude il ricorso all´ostruzionismo e la Finocchiaro rincara mette in guardia: «Se si tenta di eludere questo principio, allora non possiamo intenderci. Occorre un cambiamento di filosofia». Il nodo resta. Il Pdl invece apre su idratazione e nutrizione: «Stiamo lavorando per trovare posizioni comuni, credo che arriveremo a un accordo» sostiene Calabrò. E lo spera il senatore valdese del Pdl Lucio Malana, che annuncia che il suo sarà un voto «del tutto libero da vincoli» e spera che nel partito non prevalga la linea «collaterale al Vaticano». I costituzionalisti riuniti da Astrid di Giuliano Amato intravedono già la possibilità di un ricorso alla Consulta dopo il varo della legge.
(c.l.)

Repubblica 6.3.09

martedì 3 marzo 2009

Fine-vita, la sfida dei cattolici del Pd

La Repubblica 3.3.09
Fine-vita, la sfida dei cattolici del Pd
Emendamento per gettare un amo al Pdl. Fioroni: "Va migliorata la linea prevalente"
di Giovanna Casadio

ROMA - I cattolici del Pd si smarcano. Hanno preparato un emendamento al testamento biologico che dovrebbe avere come prima firmataria Dorina Bianchi, la senatrice capogruppo in commissione Sanità. Colloqui, incontri, mail, un grande lavorio per tenere insieme l´ala cattolica dei Democratici � ex Ppi e rutelliani, 36 in tutto, un terzo del gruppo - ma anche per battere un colpo dentro il partito e, sostengono, per gettare un amo dall´altra parte, nel centrodestra. Beppe Fioroni, il leader dei Popolari, afferma: «Cerchiamo di migliorare l´orientamento prevalente del partito». Detto in altri termini, una correzione di rotta.
È sempre la questione della nutrizione e dell´idratazione forzata a scompaginare i fronti. Il "caso Eluana" ha mostrato che quello è il confine estremo delle scelte sul fine-vita. E quindi nel merito, due le ipotesi a cui i cattolici del Pd stanno pensando e che rappresentano una "terza via", vicina (ma non sovrapponibile) alla proposta di Rutelli. Stabilito che alimentazione e idratazione sono sostegno vitale, nelle situazioni gravi terminali la decisione va affidata al paziente (o al fiduciario nel caso non possa più esprimere la sua volontà) e al medico. Oppure, l´emendamento potrebbe «circoscrivere la sospensione di idratazione e alimentazione nei casi in cui ci sia morte corticale». Anche Franco Marini si sta impegnando per cercare una posizione comune nelle file democratiche, dove la linea prevalente è stata quella di prevedere l´obbligo del sondino a meno che nel biotestamento non sia espressa volontà contraria. I cattolici da Rutelli a Marini non ci stanno, con diversa intensità di dissenso. Rutelli è disposto allo strappo nel partito, l´ha già detto e fatto, e punta al confronto con il centrodestra; gli ex Popolari, anche quelli vicini al segretario Dario Franceschini, sono per una strada che isoli i pasdaran del centrodestra - per cui idratazione e alimentazione sono obbligatori qualsiasi sia la volontà della persona - e scompigli il già diviso campo avversario. Daniele Bosone, Popolare del Pd, ha tentato di fare breccia con una proposta di modifica del testo di Raffaele Calabrò, relatore del Pdl. Tentativo già fallito. Calabrò chiude: «Non ci siamo, così si valica il limite oltre il quale per noi c´è il suicidio assistito». Gaetano Quagliariello, il vice capogruppo Pdl è più possibilista e rimanda alle indicazione del Comitato di bioetica del 2005. Emanuela Baio, che a sua volta media tra i cattolici Pd, dà l´alt alla «linea troppo semplificatoria del partito: un modo manicheo con cui si è affrontato il testamento di fine-vita».
Ma oggi il primo atto della partita politica sul biotestamento è in Senato sui tempi di discussione e di voto. Calabrò annuncia che in aula il disegno di legge andrà per metà marzo, non prima. Anna Finocchiaro, presidente dei senatori democratici, avverte: «Il Pdl vuole scappare ma noi non glielo consentiremo». Non consentono i Democratici un rinvio a tempo indeterminato. La riunione dei capigruppo di stamani potrebbe fissare l´aula per il 19 di marzo e intanto oggi cominciare in commissione il voto sugli emendamenti già presentati. Sempre che la commissione Affari costituzionali dia il via libera al testo Calabrò.

lunedì 2 marzo 2009

Testamento biologico. Prove di epurazione dei senatori ribelli nel Pdl

il manifesto 27.02.09
Testamento biologico. Prove di epurazione dei senatori ribelli nel Pdl

Appello bipartisan sul ddl: «Fermiamoci e rinviamo»
di Eleonora Martini

«Calma e sangue freddo: rinviamo il voto sul testamento biologico a dopo le elezioni europee». Nove senatori di entrambi gli schieramenti politici lanciano un appello «volto a scongiurare un voto non sufficientemente meditato sul problema del fine vita». Ma la risposta, altrettanto bipartisan, è al momento piuttosto freddina, se non del tutto negativa. I primi risoluti no alla moratoria legislativa vengono dalla presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro, dalla capogruppo in commissione Sanità Dorina Bianchi e, dall'altra parte dell'emiciclo, dallo stesso relatore del ddl, Raffaele Calabrò. I motivi sono diversi ma è chiaro che il lavoro in commissione è giunto ad un momento molto delicato (martedì in seduta notturna si tenterà di mettere ai voti i circa 600 emendamenti e il presidente Tomassini, sperando di portare in Aula il testo modificato, ha già chiesto di far slittare il termine previsto per giovedì 5). La tensione è alle stelle, il Pdl accusa i democratici di ostruzionismo, scoppiano liti in commissione Sanità, ma a tutti in questo momento la battaglia appare più aperta di prima. Intanto, però, con calma e sangue freddo c'è qualcuno nel Popolo della libertà che preme per serrare i ranghi ed epurare i dissenzienti. Tanto da far trapelare la notizia, poi smentita a fine giornata dagli stessi interessati, della sostituzione dalla commissione Affari costituzionali dei due senatori Pdl Lucio Malan e Ferruccio Saro che avevano sollevato dubbi di costituzionalità sul ddl Calabrò. Un avviso ai ribelli, si potrebbe dire con un pizzico di malizia, sul quale il vice capogruppo Pdl Gaetano Quagliariello si è limitato a commentare: «Il gruppo non ha preso in considerazione questo problema perché la commissione si riunisce la settimana prossima». Una notizia, insomma, «vera ma prematura» come la definisce Anna Finocchiaro prendendo in prestito una frase di George Bernard Shaw.
«Noi, credenti e non credenti - scrivono nell'appello bipartisan i democratici Enzo Bianco, Emma Bonino, Pietro Ichino e Stefano Ceccanti, insieme con i senatori Pdl Lamberto Dini, Antonio Paravia, Maurizio Saia, Giuseppe Saro e Rossana Boldi - considerato il clima attuale del dibattito politico in corso sul testamento biologico, rileviamo il rischio che un intervento legislativo non sufficientemente meditato, quale che ne sia il segno e il contenuto, cristallizzi soluzioni rigide, sempre parzialmente inappropriate rispetto all'infinita varietà dei casi reali, come è inevitabile. Per questo chiediamo una moratoria legislativa su questa materia di qualche mese, che permetta di recuperare la serenità necessaria per il migliore e più aperto confronto». Un appello che secondo Saro «ha già aperto un dibattito» tra le coscienze di centrodestra: «Se si riuscisse a superare questo scontro tra schieramenti, si potrebbe arrivare ad una legge più condivisa, non una legge etica da repubblica teocratica». Così però la vorrebbero i 53 senatori Pdl che hanno chiesto di inserire anche la respirazione artificiale tra i trattamenti non rifiutabili. «Sembra che si debba decidere chi vince tra i due schieramenti mentre il vero problema è quale legge verrà fuori», aggiunge Bonino.
Ma la proposta non viene accolta bene nemmeno nel Pd: Anna Finocchiaro e Dorina Bianchi non ci stanno anche se concordano sul bisogno di non legiferare sull'onda emotiva del caso Englaro. «Nel frattempo però potrebbero presentarsi altri casi altrettanto strumentalizzabili e il clima potrebbe addirittura peggiorare», spiega l'ex tedodem Bianchi che ci tiene, dice, «a rispettare gli impegni presi: arrivare a una legge il più presto possibile e portare il testo in Aula il 5 marzo». Chiaro dunque che Dorina Bianchi non lavora per l'«ostruzionismo», un'accusa che il senatore Massidda (Pdl) ha rivolto ieri ai suoi colleghi di commissione scatenando una vera bagarre.
È Piero Fassino invece a ricordare che «il Pd è un partito plurale nella cultura ma laico», e a porre l'accento sulla distinzione «tra le convinzioni religiose di ciascuno di noi e il dovere dello Stato di fornire ai cittadini leggi che consentano a ciascuno di vedere rispettate le proprie scelte di vita». Come a dire: libertà di coscienza per tutti.

domenica 1 marzo 2009

Cossiga: la proposta del Pdl non va, divide i cattolici

Corriere della Sera 1.3.09
Il fronte dei «dissidenti» «Non se ne farà niente ma se il ddl di Calabrò arriverà in Aula non lo voterò»
Cossiga: la proposta del Pdl non va, divide i cattolici
di Roberto Zuccolini

ROMA — Scommette Francesco Cossiga: «Ci sono troppe divisioni sia nella maggioranza che nell'opposizione. Credo proprio che alla fine non se me farà un bel niente ». Ma avverte: «Non ho dubbi: se alla fine dovesse arrivare al Senato quel testo io non lo voterei». In altre parole, all'ex Presidente della Repubblica non piace affatto il testo sul testamento biologico che porta la firma di Raffaele Calabrò. Cioè quello a cui fa riferimento la coalizione di centrodestra. Non gli piace da cittadino italiano e non gli piace da cattolico.
L'ideale, spiega, sarebbe stato che il Parlamento «non si occupasse per niente della "fine vita"», come ha invocato Giuseppe Pisanu qualche giorno fa, lasciando quindi le cose così come stanno. Però, a differenza dell'altro ex democristiano sardo, ritiene che, dopo il caso di Eluana, di fronte a quelle che giudica «invadenze di campo della giurisdizione nella legislazione, si rendeva necessario un intervento». Perché è decisamente contrario alla sentenza della Corte di Cassazione che ha offerto a Beppino Englaro la possibilità di interrompere la nutrizione e l'idratazione della figlia Eluana. Fare una legge è quindi d'obbligo. Ma perché, si chiede, redigere un testo che rischia di creare «inutili guerre di religione»?
Il riferimento è alla frattura che si è creata non solo fra cattolici e laici, ma anche fra cattolici di entrambi gli schieramenti. Fino alla lettera dei 53 parlamentari «pro life» alla quale ha aderito egli stesso insieme ad esponenti del Pdl come Alfredo Mantovano. Il relatore del testo in discussione in Parlamento l'ha bollata come espressione di una «corsa » a chi fa di più il cattolico. La risposta di Cossiga è severa. Dice che «non si tratta affatto di concorrenza tra cattolici, anche perché tra i firmatari » del manifesto critico nei confronti del testo Calabrò, «c'è un amico ebreo, deputato del Pdl, che crede nei valori ». Cioè Alessandro Ruben. E continua: «È una questione di realismo nei confronti di una magistratura che, dalla Corte di Cassazione alla Corte Costituzionale, con arzigogoli giuridici ha mandato a morte una ragazza».
E allora, se si vuol fare una legge la si faccia, invita Cossiga, ma «breve», per evitare equivoci nonché possibili forzature interpretative. E, soprattutto, «guerre di religione ». Una mini-legge che stabilisca alcune, precise, strettoie: «l'alimentazione e l'idratazione non costituiscono accanimento terapeutico», «si lasci al medico curante di giudicare se un supporto farmacologico e meccanico costituisca o meno, ad un certo punto della cura, un accanimento terapeutico», comunicandolo «per iscritto ai familiari o al tutore», e «si riservi al giudice il giudizio su ricorsi presentati contro la decisione del medico di interrompere le cure». Ma, soprattutto, «non si preveda alcun testamento biologico», nè dichiarazione anticipata, che possa fungere da anticamera dell'eutanasia.

"La Bianchi come il mullah Omar" Bonino accusa, il Pd chiede rispetto

La Repubblica 1.3.09
"La Bianchi come il mullah Omar" Bonino accusa, il Pd chiede rispetto
La capogruppo replica: i radicali sono veri ayatollah
Fioroni: se vanno avanti così, poi sarà difficile convivere nello stesso gruppo
di Giovanna Casadio

ROMA - Dorina ha detto che «la vita non è un bene che appartiene a uno solo, al singolo individuo ma alla collettività». Era appena morta Eluana Englaro, e la senatrice Dorina Bianchi, neo capogruppo del Pd in commissione Sanità, marcava così l´intransigenza cattolica. Emma Bonino se l´è segnato. E ieri, dal palco del congresso del partito, la leader storica dei Radicali le ha affibbiato un soprannome: «La mia collega Dorina Bianchi non è diversa dal mullah Omar, che decide lui chi si suicida saltando in aria». Dorina/mullah non ci ride su e non porge l´altra guancia: «Beh, se io sono il mullah Omar, loro sono ayatollah laicisti, talebani. Non me l´aspettavo però, un attacco così duro da Bonino. Dobbiamo abbassare i toni sul testamento biologico, e invece cosa fanno i laicisti? Li alzano, strumentalizzano». Emma e Dorina stanno nello stesso gruppo dei Democratici, su opposte sponde, come appare. Bonino, che è una donna d´acciaio, e i talebani li visti da vicino come osservatrice Onu in Afghanistan nel 2005, sferra l´attacco sul testamento di fine-vita accolto dalle ovazioni della platea radicale: «Capite bene che se una dice così, è forse meglio ritirare fuori l´Habeas Corpus, quella dichiarazione non l´avevo sentita da tanto tempo. In base a quella i peggiori regimi collettivisti si sono imposti in alcuni periodi della storia. Stiamo attenti a dove stiamo andando», avverte gli amici e compagni di strada del Pd.
Non è un accostamento del tutto inedito. Su YouTube circola la foto della bionda Dorina con relativa dichiarazione pro-life paragonata a una frase di Hitler: «La vita è della nazione». Ovvio che la Bianchi sia irritata; lei propone una «terza via, un po´ diversa da quella di Francesco Rutelli», un lodo per risolvere la questione dell´idratazione e dell´alimentazione forzata ai malati terminali: tenere conto della volontà individuale nel testamento ma in modo non perentorio, l´ultima parola sia di medici e familiari. La difende Beppe Fioroni, il leader ex Ppi nella cui corrente si colloca ormai Dorina. «Bonino è superficiale e mi preoccupa, sulla bioetica non può esserci una linea di partito - ribadisce Fioroni - c´è un orientamento prevalente ma la libertà di coscienza ha piena cittadinanza e vale per i Radicali come per i cattolici». Però, è la postilla: «Bonino porti rispetto, del resto se i Radicali presenteranno alle elezioni europee una loro lista non vedo come possano continuare a restare nel Pd. E attenti. perché il testamento biologico è una cartina al tornasole e non va sottovalutato per la tenuta del Pd».
Bonino ha chiesto anche una moratoria sul testamento biologico perché «nella fretta e nell´urgenza si stavano verificando tentativi di mediazione in cui anche l´italiano era rimasto fuori dalla porta, illegibili». E qui, il vice presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda conferma l´apertura: «Se il centrodestra chiede un tempo definito, per obiettivi precisi e togliendo di mezzo questioni inaccettabili. non ci irrigidiremo». Si vedrà martedì, in conferenza dei capigruppo. Nel Pd anche la teodem Paola Binetti è per darsi un po´ di tempo e riflettere. «ma prima delle europee bisogna decidere, così a Strasburgo si viene eletti con posizioni chiare e parole nette. L´autodeterminazione sta diventando un totem». E Renzo Lusetti contro Bonino: «Offensivo e indegno paragonare Dorina al mullah Omar. È il momento di rivedere il rapporto con i Radicali».
La capogruppo replica: i radicali sono veri ayatollah
Fioroni: se vanno avanti così, poi sarà difficile convivere nello stesso gruppo
di Giovanna Casadio

ROMA - Dorina ha detto che «la vita non è un bene che appartiene a uno solo, al singolo individuo ma alla collettività». Era appena morta Eluana Englaro, e la senatrice Dorina Bianchi, neo capogruppo del Pd in commissione Sanità, marcava così l´intransigenza cattolica. Emma Bonino se l´è segnato. E ieri, dal palco del congresso del partito, la leader storica dei Radicali le ha affibbiato un soprannome: «La mia collega Dorina Bianchi non è diversa dal mullah Omar, che decide lui chi si suicida saltando in aria». Dorina/mullah non ci ride su e non porge l´altra guancia: «Beh, se io sono il mullah Omar, loro sono ayatollah laicisti, talebani. Non me l´aspettavo però, un attacco così duro da Bonino. Dobbiamo abbassare i toni sul testamento biologico, e invece cosa fanno i laicisti? Li alzano, strumentalizzano». Emma e Dorina stanno nello stesso gruppo dei Democratici, su opposte sponde, come appare. Bonino, che è una donna d´acciaio, e i talebani li visti da vicino come osservatrice Onu in Afghanistan nel 2005, sferra l´attacco sul testamento di fine-vita accolto dalle ovazioni della platea radicale: «Capite bene che se una dice così, è forse meglio ritirare fuori l´Habeas Corpus, quella dichiarazione non l´avevo sentita da tanto tempo. In base a quella i peggiori regimi collettivisti si sono imposti in alcuni periodi della storia. Stiamo attenti a dove stiamo andando», avverte gli amici e compagni di strada del Pd.
Non è un accostamento del tutto inedito. Su YouTube circola la foto della bionda Dorina con relativa dichiarazione pro-life paragonata a una frase di Hitler: «La vita è della nazione». Ovvio che la Bianchi sia irritata; lei propone una «terza via, un po´ diversa da quella di Francesco Rutelli», un lodo per risolvere la questione dell´idratazione e dell´alimentazione forzata ai malati terminali: tenere conto della volontà individuale nel testamento ma in modo non perentorio, l´ultima parola sia di medici e familiari. La difende Beppe Fioroni, il leader ex Ppi nella cui corrente si colloca ormai Dorina. «Bonino è superficiale e mi preoccupa, sulla bioetica non può esserci una linea di partito - ribadisce Fioroni - c´è un orientamento prevalente ma la libertà di coscienza ha piena cittadinanza e vale per i Radicali come per i cattolici». Però, è la postilla: «Bonino porti rispetto, del resto se i Radicali presenteranno alle elezioni europee una loro lista non vedo come possano continuare a restare nel Pd. E attenti. perché il testamento biologico è una cartina al tornasole e non va sottovalutato per la tenuta del Pd».
Bonino ha chiesto anche una moratoria sul testamento biologico perché «nella fretta e nell´urgenza si stavano verificando tentativi di mediazione in cui anche l´italiano era rimasto fuori dalla porta, illegibili». E qui, il vice presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda conferma l´apertura: «Se il centrodestra chiede un tempo definito, per obiettivi precisi e togliendo di mezzo questioni inaccettabili. non ci irrigidiremo». Si vedrà martedì, in conferenza dei capigruppo. Nel Pd anche la teodem Paola Binetti è per darsi un po´ di tempo e riflettere. «ma prima delle europee bisogna decidere, così a Strasburgo si viene eletti con posizioni chiare e parole nette. L´autodeterminazione sta diventando un totem». E Renzo Lusetti contro Bonino: «Offensivo e indegno paragonare Dorina al mullah Omar. È il momento di rivedere il rapporto con i Radicali».

"La Bianchi come il mullah Omar" Bonino accusa, il Pd chiede rispetto

La Repubblica 1.3.09
"La Bianchi come il mullah Omar" Bonino accusa, il Pd chiede rispetto
La capogruppo replica: i radicali sono veri ayatollah
Fioroni: se vanno avanti così, poi sarà difficile convivere nello stesso gruppo
di Giovanna Casadio

ROMA - Dorina ha detto che «la vita non è un bene che appartiene a uno solo, al singolo individuo ma alla collettività». Era appena morta Eluana Englaro, e la senatrice Dorina Bianchi, neo capogruppo del Pd in commissione Sanità, marcava così l´intransigenza cattolica. Emma Bonino se l´è segnato. E ieri, dal palco del congresso del partito, la leader storica dei Radicali le ha affibbiato un soprannome: «La mia collega Dorina Bianchi non è diversa dal mullah Omar, che decide lui chi si suicida saltando in aria». Dorina/mullah non ci ride su e non porge l´altra guancia: «Beh, se io sono il mullah Omar, loro sono ayatollah laicisti, talebani. Non me l´aspettavo però, un attacco così duro da Bonino. Dobbiamo abbassare i toni sul testamento biologico, e invece cosa fanno i laicisti? Li alzano, strumentalizzano». Emma e Dorina stanno nello stesso gruppo dei Democratici, su opposte sponde, come appare. Bonino, che è una donna d´acciaio, e i talebani li visti da vicino come osservatrice Onu in Afghanistan nel 2005, sferra l´attacco sul testamento di fine-vita accolto dalle ovazioni della platea radicale: «Capite bene che se una dice così, è forse meglio ritirare fuori l´Habeas Corpus, quella dichiarazione non l´avevo sentita da tanto tempo. In base a quella i peggiori regimi collettivisti si sono imposti in alcuni periodi della storia. Stiamo attenti a dove stiamo andando», avverte gli amici e compagni di strada del Pd.
Non è un accostamento del tutto inedito. Su YouTube circola la foto della bionda Dorina con relativa dichiarazione pro-life paragonata a una frase di Hitler: «La vita è della nazione». Ovvio che la Bianchi sia irritata; lei propone una «terza via, un po´ diversa da quella di Francesco Rutelli», un lodo per risolvere la questione dell´idratazione e dell´alimentazione forzata ai malati terminali: tenere conto della volontà individuale nel testamento ma in modo non perentorio, l´ultima parola sia di medici e familiari. La difende Beppe Fioroni, il leader ex Ppi nella cui corrente si colloca ormai Dorina. «Bonino è superficiale e mi preoccupa, sulla bioetica non può esserci una linea di partito - ribadisce Fioroni - c´è un orientamento prevalente ma la libertà di coscienza ha piena cittadinanza e vale per i Radicali come per i cattolici». Però, è la postilla: «Bonino porti rispetto, del resto se i Radicali presenteranno alle elezioni europee una loro lista non vedo come possano continuare a restare nel Pd. E attenti. perché il testamento biologico è una cartina al tornasole e non va sottovalutato per la tenuta del Pd».
Bonino ha chiesto anche una moratoria sul testamento biologico perché «nella fretta e nell´urgenza si stavano verificando tentativi di mediazione in cui anche l´italiano era rimasto fuori dalla porta, illegibili». E qui, il vice presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda conferma l´apertura: «Se il centrodestra chiede un tempo definito, per obiettivi precisi e togliendo di mezzo questioni inaccettabili. non ci irrigidiremo». Si vedrà martedì, in conferenza dei capigruppo. Nel Pd anche la teodem Paola Binetti è per darsi un po´ di tempo e riflettere. «ma prima delle europee bisogna decidere, così a Strasburgo si viene eletti con posizioni chiare e parole nette. L´autodeterminazione sta diventando un totem». E Renzo Lusetti contro Bonino: «Offensivo e indegno paragonare Dorina al mullah Omar. È il momento di rivedere il rapporto con i Radicali».
La capogruppo replica: i radicali sono veri ayatollah
Fioroni: se vanno avanti così, poi sarà difficile convivere nello stesso gruppo
di Giovanna Casadio

ROMA - Dorina ha detto che «la vita non è un bene che appartiene a uno solo, al singolo individuo ma alla collettività». Era appena morta Eluana Englaro, e la senatrice Dorina Bianchi, neo capogruppo del Pd in commissione Sanità, marcava così l´intransigenza cattolica. Emma Bonino se l´è segnato. E ieri, dal palco del congresso del partito, la leader storica dei Radicali le ha affibbiato un soprannome: «La mia collega Dorina Bianchi non è diversa dal mullah Omar, che decide lui chi si suicida saltando in aria». Dorina/mullah non ci ride su e non porge l´altra guancia: «Beh, se io sono il mullah Omar, loro sono ayatollah laicisti, talebani. Non me l´aspettavo però, un attacco così duro da Bonino. Dobbiamo abbassare i toni sul testamento biologico, e invece cosa fanno i laicisti? Li alzano, strumentalizzano». Emma e Dorina stanno nello stesso gruppo dei Democratici, su opposte sponde, come appare. Bonino, che è una donna d´acciaio, e i talebani li visti da vicino come osservatrice Onu in Afghanistan nel 2005, sferra l´attacco sul testamento di fine-vita accolto dalle ovazioni della platea radicale: «Capite bene che se una dice così, è forse meglio ritirare fuori l´Habeas Corpus, quella dichiarazione non l´avevo sentita da tanto tempo. In base a quella i peggiori regimi collettivisti si sono imposti in alcuni periodi della storia. Stiamo attenti a dove stiamo andando», avverte gli amici e compagni di strada del Pd.
Non è un accostamento del tutto inedito. Su YouTube circola la foto della bionda Dorina con relativa dichiarazione pro-life paragonata a una frase di Hitler: «La vita è della nazione». Ovvio che la Bianchi sia irritata; lei propone una «terza via, un po´ diversa da quella di Francesco Rutelli», un lodo per risolvere la questione dell´idratazione e dell´alimentazione forzata ai malati terminali: tenere conto della volontà individuale nel testamento ma in modo non perentorio, l´ultima parola sia di medici e familiari. La difende Beppe Fioroni, il leader ex Ppi nella cui corrente si colloca ormai Dorina. «Bonino è superficiale e mi preoccupa, sulla bioetica non può esserci una linea di partito - ribadisce Fioroni - c´è un orientamento prevalente ma la libertà di coscienza ha piena cittadinanza e vale per i Radicali come per i cattolici». Però, è la postilla: «Bonino porti rispetto, del resto se i Radicali presenteranno alle elezioni europee una loro lista non vedo come possano continuare a restare nel Pd. E attenti. perché il testamento biologico è una cartina al tornasole e non va sottovalutato per la tenuta del Pd».
Bonino ha chiesto anche una moratoria sul testamento biologico perché «nella fretta e nell´urgenza si stavano verificando tentativi di mediazione in cui anche l´italiano era rimasto fuori dalla porta, illegibili». E qui, il vice presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda conferma l´apertura: «Se il centrodestra chiede un tempo definito, per obiettivi precisi e togliendo di mezzo questioni inaccettabili. non ci irrigidiremo». Si vedrà martedì, in conferenza dei capigruppo. Nel Pd anche la teodem Paola Binetti è per darsi un po´ di tempo e riflettere. «ma prima delle europee bisogna decidere, così a Strasburgo si viene eletti con posizioni chiare e parole nette. L´autodeterminazione sta diventando un totem». E Renzo Lusetti contro Bonino: «Offensivo e indegno paragonare Dorina al mullah Omar. È il momento di rivedere il rapporto con i Radicali».