mercoledì 15 dicembre 2010

Il Vaticano Avvisa «Pier»

Il Vaticano Avvisa «Pier»

Pierfrancesco De Robertis, Il Giorno/Il Resto del Carlino/ La Nazione, il 06/12/10

Le parole in politica pesano, specie quelle di un cardinale. Specie se arrivano dopo settimane di pressing discreti, fatti in incontri riservati e in messaggi recapitati per vie traverse ma sempre di altissimo livello e importanza. Notate: mano mano che la crisi politica si avvicina al fatale epilogo del 14 dicembre si fanno più espliciti gli interventi della gerarchia cattolica nell’attualità italiana (tipo quello di due giorni fa del cardinale Camillo Ruini, ancora l’uomo forte del Vaticano nelle vicende di casa nostra).

Destinatario degli appelli al «rafforzamento del governo» (come quello appunto di Ruini) non è tanto Berlusconi i cui rapporti con il Vaticano godono di ottima salute, quanto il cattolico Pier Ferdinando Casini. Gli inviti vengono non a caso dal Vaticano e non dalla Cei (i vescovi) i cui punti di vista talvolta non collimano. La Cei è guidata dal cardinale Bagnasco ma riflette gli umori dei molti vescovi sparsi sul territorio italiano, non sempre e non tutti d’accordo nel «contestualizzare» - come direbbe monsignor Fisichella - lo stile di vita del premier. Il Vaticano ha invece verso la politica un approccio più pragmatico, con uno sguardo che va oltre il contigente e bada più al sodo: l’esenzione Ici ai beni ecclesiastici «non esclusivamente commerciali» (stimata in 400 milioni all’anno), i contributi alla scuola cattolica e quant’altro. Tutti elementi (per alcuni, privilegi) che i vari governi Berlusconi hanno sempre assicurato. Il «gentiluomo di sua santità» Gianni Letta (ma ultimamente anche Tremonti) oltretevere è di casa. Berlusconi quindi per il Papa (inteso come Santa Sede) non è un problema. Il «problema» può invece esserlo adesso Casini, e soprattutto la possibilità che l’Udc si allei con il ‘senzadio’ Fini, propugnatore di una destra laica e in certi accenti addirittura anticlericale. Ecco quindi spiegati i richiami pubblici di Ruini, ecco il senso dei tanti appelli che in queste settimane sono giunti riservatamente a Casini perché in qualche modo trovi il verso di puntellare il governo Berlusconi. Per «Pier» resistere potrebbe non essere facilissimo.

lunedì 13 dicembre 2010

Non agiremo mai contro il Vaticano"

La Repubblica 10.12.10
Non agiremo mai contro il Vaticano"
Berlusconi pranza con Bertone: lavoro perché il Papa possa andare a Mosca
All´incontro per i nuovi cardinali l´assenza di Bagnasco conferma il gelo con la Cei
di Marco Ansaldo

CITTÀ DEL VATICANO - «Caro ambasciatore, lei ora lascia l´incarico di rappresentare l´Italia presso la Santa Sede per andare a Mosca, dove c´è il mio amico Vladimir Putin. Io vengo criticato per questo rapporto. Mi accusano. Mi attaccano. Ma non capiscono che il mio vero obiettivo è quello di portare la Russia in ambito occidentale. E che grazie a questa relazione privilegiata sto lavorando anche con il patriarca ortodosso Kirill perché si creino le condizioni affinché il Papa possa andare un giorno a Mosca».
Sono passate le 14 a Palazzo Borromeo, sede della legazione italiana presso il Vaticano, quando il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si rivolge all´ambasciatore Antonio Zanardi Landi, padrone di casa e organizzatore dell´incontro. Mezzo governo è schierato sulla lunga tavolata che domina la sala grande. Ci sono Letta, Bonaiuti, Frattini, Tremonti, Alfano, Bondi, Fazio, Fitto, Romani, Gelmini. C´è anche il consigliere per la politica internazionale del premier, il deputato del Pdl, Valentino Valentini, uomo di collegamento di Berlusconi con la Russia. E dall´altro lato del tavolo i commensali sono il segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, e 9 dei 10 nuovi cardinali italiani usciti dal recente Concistoro in cui Benedetto XVI ha creato 24 porporati.
Palpabile l´attesa per un evento che, se è una tappa ormai di prammatica dopo ogni Sacro collegio (fu Prodi a presenziare nel 2007), cade ora a pochi giorni dal decisivo voto di fiducia del 14 dicembre per il governo, con un presidente del Consiglio alla ricerca di appoggi autorevoli. Un momento delicato, a cui la Segreteria di Stato vaticana ha risposto in maniera positiva.
Ai cardinali di fresca nomina il premier ha fatto i complimenti e regalato una croce pettorale. E a tutti ha espresso ottimismo per l´imminente passaggio in aula, confidando di poter ottenere i numeri richiesti. «Da parte mia - ha assicurato prima di ricordare gli anni trascorsi dai salesiani (guardando Bertone che appartiene a quell´ordine) - non verrà mai nulla contro il Vaticano». E dopo alcune frasi del sottosegretario Gianni Letta, il collaboratore del Papa ha risposto ringraziando il governo di aver condotto una politica a favore della Chiesa. Con i giornalisti Bertone si è poi schernito («era solo un pranzo di cortesia, io ero ospite, prego per l´Italia e prego per il futuro di ogni Paese con cui siamo in relazione perché i problemi toccano tutto il mondo, non solo l´Italia»).
Della delegazione ecclesiale facevano parte i cardinali Ravasi, Romeo, De Paolis, Sardi, Amato, Piacenza, Monterisi, Sgreccia e Bartoloni. Assente giustificato Baldelli. Spiccava piuttosto l´assenza del presidente dei vescovi, Angelo Bagnasco, che aveva un impegno precedente a Genova, sua arcidiocesi cui tiene molto. Al suo posto il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata.
E´ da tempo del resto che i vescovi italiani non nascondono malumore verso Berlusconi. Il loro quotidiano di riferimento, Avvenire, l´altro giorno in un editoriale si è schierato contro il voto anticipato se in Parlamento si trovasse un´altra maggioranza. C´è chi guarda al dopo. Tremonti (che ieri si è speso sulla necessità di sostenere la famiglia), gode di grande stima. Stuzzica l´idea di un Ppe italiano prospettata da Formigoni. L´ingresso dell´Udc nella maggioranza offrirebbe qualche rassicurazione. Ma non convince la prospettiva di un partito di centro con il ‘laicista´ Fini.
All´uscita del palazzo bocche cucite, comunque, per i porporati. «Meno litigi e scosse ci sono, meglio è», commenterà più tardi uno dei cardinali che ha partecipato alla colazione di lavoro. «Gli uomini di governo devono perseguire il bene comune, non quello del proprio partito», aggiungeva un altro. Nei saloni in cui, fra pochi giorni, Zanardi Landi sarà sostituito dal nuovo ambasciatore Francesco Greco, Berlusconi si lasciava infine andare su una poltrona: «Se poi non otterrò la fiducia - diceva scherzando - vorrà dire che mi riposerò».

mercoledì 8 dicembre 2010

una nuova materia per le scuole superiori «Introduzione alle religioni»

l’Unità 5.12.10
Pd: una nuova materia per le scuole superiori «Introduzione alle religioni»
Alla proposta hanno aderito 22 parlamentari di quasi tutti i gruppi
Per Giovanna Melandri servirà a «colmare la lacuna attualmente presente nella scuola circa la conoscenza delle grandi esperienze religiose di tutto il mondo». Apprezzamento da parte dei rappresentanti di tutte le fedi
di Gian Mario Gillio

Con una conferenza stampa alla Camera, i deputati del Pd Giovanna Melandri, Jean-Leonard Touadi e Andrea Sarubbi, assieme a Paola Frassinetti del Pdl, hanno presentato una nuova proposta didattica denominata Introduzione alle religioni. «L’appartenenza religiosa si legge nella proposta di legge a prima firma Melandri, che ha già visto l’adesione di 22 parlamentari di quasi tutti i gruppi torna a essere una delle componenti essenziali dell’identità degli uomini e delle donne del nostro tempo». L’insegnamento dell’Introduzione alle religioni è inserito come materia di studio obbligatoria nella scuola secondaria di primo grado e nella scuola secondaria superiore. Sono abilitati all’insegnamento i laureati in discipline umanistiche assunti in seguito a concorso pubblico; è prevista un’ora settimanale di insegnamento per ogni classe. Dunque al centro della proposta vi è l’analisi del fenomeno religioso quale elemento trasversale all’esperienza umana e alle culture. Uno sguardo alle grandi tradizioni religiose (induismo, buddhismo, ebraismo, cristianesimo al quale verrebbe prestata particolare attenzione e islam) attraverso l’analisi dei relativi testi sacri, delle tradizioni, delle culture e delle identità dei popoli.
MELANDRI: CONTRO L’ATTUALE LACUNA
«Una nuova materia ha spiegato Melandri che, senza voler minimamente intaccare la funzione ed il ruolo riconosciuti all’insegnamento della religione cattolica (Irc) dalle disposizioni concordatarie, vuole colmare la lacuna attualmente presente nella scuola circa la conoscenza delle grandi esperienze religiose di tutto il mondo. Ciò consentirà, a partire dall’approccio ai testi di riferimento, di cominciare a dotare gli studenti di quegli strumenti culturali idonei a comprendere la pluralità che caratterizza la società di oggi. Pensiamo, ad esempio, alle nuove generazioni nate e cresciute in uno spazio multiculturale e interconfessionale».
AQUILANTE: PROPOSTA IMPORTANTE
Il pastore Massimo Aquilante, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei) ha sottolineato l’apprezzamento per un’iniziativa che appoggia: «Questa proposta è importante in quanto allinea l’Italia all’Europa e tiene conto del fatto che la nostra società si presenta sempre più multiculturale e multi-religiosa. Soprattutto ha proseguito Aquilante apre ad una nuova laicità che favorisce lo sviluppo delle capacità critiche nel processo formativo».
Fondamentale si legge nella proposta di legge che adeguato spazio sia riservato anche alle tradizioni religiose orientali. Non solo per dare agli studenti la possibilità di coglierne la ricchezza spirituale e artistica, ma anche come risposta di civiltà al crescente e diversificato fenomeno migratorio. Ad appoggiare l’iniziativa erano presenti anche rappresentanti delle diverse fedi: Sandro Di Castro, dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Giorgio Ferri, dell’Unione degli atei e degli agnostici e razionalisti, e Alessandro Paolantoni, segretario generale dell’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia.

mercoledì 24 novembre 2010

Dai finiani alla sinistra ecco la lobby laica che spaventa il Vaticano

Dai finiani alla sinistra ecco la lobby laica che spaventa il Vaticano

Francesco Peloso, Il Secolo XIX, il 19/11/10

Quel che s’avanza è una lobby laica trasversale. Dalla nuova destra finiana a settori del Pd, fino ai vendoliani e passando per la fondazione di Montezemolo, sta prendendo forma, con la deflagrazione del Pdl, un gruppo composito di personalità, parlamentari, opinion maker decisi a far rispettare i diritti individuali, quelli della persona. Il che, tradotto, vuol dire riconoscimento delle coppie di fatto etero e omosessuali, rifiuto dell’omofobia, parità fra uomo e donna, approvazioni del divorzio breve, tutela della legge 194 sull’aborto, apertura su temi come la fecondazione assistita e il testamento biologico, e poi diritti di voto e cittadinanza per gli immigrati, affermazione delle pluralità religiosa del Paese.
I modelli sono la Francia del laicismo positivo alla Sarkozy e la Spagna zapaterista più decisamente anticlericale. Insomma se la Chiesa ha sempre chiamato i cattolici ad unirsi, al di là dell’appartenenza di partito, sui temi eticamente sensibili, ora da parte laica si sta ragionando su un analogo e contrario movimento. A dare la linea è stato lo stesso leader di Futuro e libertà, Gianfranco Fini, che ha affermato un principio generale: «il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso».
Dall’altra parte, Stefano Rodotà, leader autorevole della sinistra laica, ha censurato il recente tentativo di Silvio Berlusconi di utilizzare, nei frangenti tormentanti della crisi di governo, i temi etici con l’obiettivo di «mettere in difficoltà i finiani, già critici verso la legge sulla procreazione e ostili alla proposta di testamento biologico approvata dal Senato, per allettare l’Udc e creare divisioni all’interno del Pd". E però, spiegava ancora con malizia Rodotà, il vero destinatario della linea "pro-life" del Cavaliere, "erano le gerarchie vaticane".
Temi etici. Va detto che Fini non si è mai tirato indietro sui temi etici, anche a costo di ritrovarsi isolato nel Pdl come è avvenuto sul caso Englaro. "Mi sarei comportato - ha detto in proposito - come la famiglia di Eluana", "la volontà della persona coinvolta e della famiglia è meritevole del rispetto delle istituzioni, è una soglia che non deve essere varcata a cuor leggero dallo Stato". Tanto per capire quanto pesino simili questioni, si pensi che la finiana Flavia Perina, direttore del "Secolo", l’estate scorsa, descrivendo il rapporto di Futuro e libertà con il governo, osservava: "sui temi etici, sul testamento biologico, rivendicheremo la libertà di coscienza, ma per il resto saremo leali". Insomma lo spartiacque era proprio quello.
Certo è che un ruolo importante nella costruzione di un asse laico, ce l’hanno avuto i radicali, alfieri dei principi laici e delle battaglie per l’autodeterminazione dell’individuo - definizione aborrita dal Vaticano - presenti non a caso sia a destra che a sinistra. Così i 9 parlamentari pannelliani eletti nel Pd, sei alla Camera e tre al Senato fra cui Emma Bonino, hanno il loro peso visto l’attivismo di cui si rendono protagonisti. Lo stesso dicasi per Benedetto Della Vedova, radicale della prima ora, deputato Pdl e ora a capo dell’associazione "Libertiamo", ovvero i valori liberali e laici propugnati a destra. Così, date le premesse, non è stato casuale l’ultimo attacco a testa bassa portato contro il Presidente della Camera - accusato di "anticlericalismo" - dal direttore del quotidiano dei vescovi Avvenire, Marco Tarquinio (attacco ripetuto ieri).
Coppie di fatto. Il tema su quale si riscontra il consenso più ampio fra destra e sinistra è senz’altro quello del riconoscimento giuridico per le coppie di fatto. Qui la deputata Pd Paola Concia, omosessuale dichiarata, e il moderato finiano Silvano Moffa, possono incontrarsi, e con loro si allineano molti esponenti del Fli da Luca Barbareschi a Giulia Bongiorno, presidente della Commissione giustizia della Camera, fino a Chiara Moroni, per la quale bisogna arrivare "a includere, nell’insieme delle persone che vedono tutelati i propri diritti civili, anche le coppie di fatto. Ma bisogna dire, con grande schiettezza, che il tema vero sono le coppie di fatto omosessuali". A sinistra si muovono nella stessa direzione Barbara Pollastrini autrice, insieme a Rosi Bindi dei Dico, una delle proposte di regolamentazione delle unioni civili che non hanno visto la luce, e poi molti degli ex Ds. Con loro il sindaco di Torino Sergio Chiamparino per il quale "le coppie di fatto non sono più una patologia, ma una fisiologia del nostro Paese" e inviano "un segnale forte al Parlamento affinché riprenda in mano - e con decisione - temi che non possono più attendere". Dalle parole ai fatti: il Comune di Torino ha approvato il riconoscimento dei diritti civili delle coppie gay.
Immigrazione. C’è poi la questione immigrazione, dove il Fli ha assunto posizioni in netto contrasto con la Lega nord e il Pdl e di fatto assai più vicine a quelle del centrosinistra. Tanto che è nata una proposta firmata da Fabio Granata, Fli, e Andrea Sarubbi, cattolico Pd, per dare in tempi rapidi e con regole certe la cittadinanza agli immigrati. E a proposito della recente sconfitta parlamentare della maggioranza proprio sui temi dei diritti di rifugiati, il giovane direttore del sito web di Fare Futuro, Filippo Rossi, ha definito in questo modo il Pdl: "Diventeranno un partito xenofobo, di estrema destra. A quel punto avranno scritto, da soli, la parola fine a un grande sogno che si è trasformato in un incubo".
Cattolici laici. A sinistra, invece, un caso a parte è quello di Nichi Vendola, leader nascente della sinistra italiana. Vendola è un omosessuale dichiarato da sempre, cattolico di formazione, è cresciuto alla scuola di don Tonino Bello il celebre vescovo pugliese, ex presidente di Pax Christi, impegnato sui temi della pace e della giustizia sociale. Oggi il presidente della Puglia dichiara che bisogna farla finita con l’anticlericalismo ma certo su diritti civili e difesa della 194 difficile che farà sconti. La recente Conferenza nazionale sulla famiglia promossa dal governo, infine, è stata bollata come clericale dalla nuova lobby laica e criticata per aver prodotto molte chiacchiere e pochi fatti. Su questa linea si trova Irene Tinagli, economista, ex dirigente del Pd ed oggi esponente della Fondazione di Luca di Montezemolo "Italia futura", embrione del futuro raggruppamento politico che sorgerà intorno all’ex presidente della Fiat.

lunedì 8 novembre 2010

Vendola parla di fede e rilancia il patto al centro "Basta anticlericalismo"

La Repubblica 25.10.10
Il leader di Sel: governo tecnico solo per la legge elettorale
Vendola parla di fede e rilancia il patto al centro "Basta anticlericalismo"
di Giovanna Casadio

Passa un ordine del giorno sui matrimoni gay, ma Nichi insiste sulle unioni civili

FIRENZE - Nichi Vendola parla ai cattolici e alla Chiesa. Propone un´alleanza «tra le forze centriste e di sinistra ma senza ipoteche moderate». Invita a «un compromesso», a patto che si voglia battere «la precarietà del lavoro, contro cui è anche il papa, quindi potrà ben essere in un programma elettorale». Pensa a un fronte ampio per «il cambiamento del modello di sviluppo dell´Italia», per sconfiggere il berlusconismo e il suo «Olimpo pacchiano tra Apicella e Dioniso». E ribadisce il sì a un governo tecnico ma solo per riformare la legge elettorale.
Parte da sé, Vendola, dalla sua omosessualità, dalla sua fede: «Tra le tante diversità del vostro portavoce che vi dovete beccare - si rivolge ai 1.400 delegati del primo congresso di "Sinistra ecologia e libertà" - c´è anche questa, c´è una fede religiosa che non intendo nascondere». Non è che abbia incontrato il cardinale Bagnasco, come è stato scritto. È che Nichi si dice «innamorato di quel povero Cristo che finisce in croce» e racconta una storia dove i simboli del potere si capovolgono completamente in «due legni in croce, quattro chiodi, una corona di spine...». Non solo. Tra le ovazioni di una sinistra che - prosciugata dal "voto utile" del Pd di Veltroni nel 2008 e dai propri errori - temeva di non rialzarsi mai più, rilancia i temi dimenticati dei diritti civili, a cominciare dalle coppie di fatto. «Alle famiglie del Family Day chiedo: vi ha ferito di più l´amore gay o l´impoverimento prodotto dal liberismo?». Insiste: «No alle vecchie pulsioni anti clericali». Ricorda più volte Aldo Moro.
Sel vota poi un ordine del giorno in cui si prevede «il matrimonio a prescindere dal sesso dei contraenti». Colpi battuti su temi dimenticati. Dal Pd arriva la condivisione di Ignazio Marino e di Vincenzo Vita. Ma è il filo di un discorso «finalmente» ripreso («Ci eravamo smarriti, ci siamo ritrovati»), quello di Vendola. Un´ora e mezza su tutti i temi. Sul lavoro soprattutto, precisando: «Non diventeremo il partito della Cgil, l´Italia ha bisogno della Cgil». Sui conflitti: «Il patto tra produttori è un inganno». Al Pd e a Bersani chiede di uscire dalle ambiguità, di essere chiaro sul «governo tecnico o di fine stagione»: sì, se è per la legge elettorale, no per le riforme economiche. Al teatro Saschall lo acclamano presidente di Sel, e lui: «Non sono il presidente di un piccolo partito ma di una grande speranza. C´è un´Italia migliore. La politica la voglio vivere per strada». Si commuove Fabio Mussi, il leader dell´ex Correntone Ds che non ne ha voluto saperne del Pd: «Parliamo con il Pd ma sono felice di non essere lì». Tutta la platea in piedi lo applaude.
Franco Giordano, Gennaro Migliore, Titti Di Salvo, Eva Catizone, Loredana De Petris, Grazia Francescato, Elettra Deiana, Paolo Cento, Carlo Leoni e le tante storie politiche della sinistra tornano sul palco, giurando però di non guardare indietro, di volere il partito-ponte. Parlano gli operai, i cassintegrati in collegamento dalla Sardegna. La delegata Maria Pia Erice ricorda i sei stranieri che volevano uscire dal centro d´accoglienza di Trapani liberi e sono usciti morti. Grazie di Vendola a Pannella e a Emma Bonino, «con cui sono stato 90 volte in disaccordo» ma anche da quelle «ho imparato. Grazie a tanti, alla memoria di Uccio Aloisi il padre della Taranta, a Gino Strada, a don Ciotti, a Lorella Zanardo. Quindi tutti a cantare "Bella ciao", per non dimenticare.

mercoledì 3 novembre 2010

Nichi «cerca» i cattolici

l’Unità 25.10.10
Nichi «cerca» i cattolici
Vendola si “gioca” la fede: «Io credo E voglio parlare con la Chiesa»
Vendola chiude il congresso del Sel e viene acclamato presidente. Nel suo discorso sfida al Pd e apertura al mondo cattolico: «Non nascondo la mia fede, voglio parlare con la Chiesa delle coppie gay».
di Andrea Carugati

Matrimoni gay, Il congresso dà via libera. Sì anche all’adozione per single

«Ci eravamo smarriti, ci siamo ritrovati», esordisce Nichi Vendola poco prima di mezzogiorno, per concludere un’ora e mezzo dopo con Bella Ciao a squarciagola, (sparuti) pugni chiusi tra i delegati, e un abbraccio corale della platea che lo incorona leader di Sel ben prima del voto ufficiale del pomeriggio (ovviamente all’unanimità). C’è persino chi gli allunga un bimbo da baciare, per dire il clima del teatro Saschall di Firenze, dove è nato sì un nuovo partito, ma soprattutto un leader nazionale.
Novanta minuti in cui Vendola mette in tavola la summa del suo repertorio, da Gramsci ad Aldo Moro («Avrebbe capito la piazza Fiom come fece col Sessantotto»), da Gandhi a Capitini, dai rapporti di produzione di Bertolt Brecht alla «Cura» di Franco Battiato, che diventa la chiave per spiegare il suo welfare: «Ci prenderemo cura delle persone, delle loro debolezze, a partire dai disabili». E ancora: Vandana Shiva, Gino Strada, Carlo Petrini, l’omaggio a Pannella e Bonino, i ragazzi di Locri, Don Ciotti,
Uccio Aloisi, il cantore della Taranta («Il suo gusto per il mondo è l’antidoto al leghismo»). E la bellezza, «che non è il giovanilismo, ma le ferite del tempo che ci consuma, non sono gli Olimpi pacchiani a metà tra Dioniso e Apicella». Risate, Berlusconi è servito.
IL RAPPORTO COL PD
Vendola non lesina critiche ai leader riformisti italiani “alla Blair”: «La parabola della sinistra modernizzatrice che si congeda dalla radice laburista e sceglie gli slogan della destra è giunta al suo compimento». E ancora: «Il patto tra produttori è un inganno perché cerca di rimuovere il conflitto sociale, solo ai più forti conviene...». «Il tremontismo ha avuto i suoi prodromi nel rigorismo di Padoa Schioppa, ecco le ragioni delle nostre sconfitte». No, lui punta dritto allo sciopero generale proposto dalla Fiom. «Serve perché l’Italia possa guardarsi allo specchio». Di Bersani dice che «ci legano stima e affetto sincero». «Il nostro incontro alcuni giorni fa è stato buono, ha aperto porte e finestre alla speranza». Però... Il leader di Sel spara a zero contro l’ipotesi di governo tecnico che metta mano a riforme economiche bipartisan, evocato sabato da D’Alema. «Va bene cambiare il Porcellum, ma quali sono le riforme neutre? Quelle sul lavoro? E su quale terreno, il tremontismo? Spero di avere risposte chiare da Bersani». Poco prima Fabio Mussi aveva sparato sui «leader difettosi» che, come Blair, «sono andati al centro per governare». Vendola è più ecumenico, ma non molla l’osso: «Il nostro popolo vuole che stiamo insieme, ma anche che proponiamo un nuovo modello sociale e di sviluppo. Vinceremo se la generazione del “lavoro mai” vedrà in noi un futuro».
IL MONDO CATTOLICO
Il leader di Sel rivendica la sua fede («tra le tante mie tante diversità vi beccate anche questa, sono innamorato di Cristo che morendo in croce ha ribaltato i simboli del potere»), smentisce un incontro col cardinale Bagnasco ma ribadisce la volontà di dialogo «a oltranza» con la Chiesa, a partire dagli «affamati», e anche se «troveremo porte chiuse». Il congresso vota all’unanimità alcuni odg: via libera ai matrimoni gay, all’adozione per i single, ai registri comunali per i testamenti biologici, Vendola rilancia «il progetto d’amore tra due persone dello stesso sesso» ma avverte i suoi: «No all’anticlericalismo, di queste cose voglio parlare con la Chiesa. Voglio chiedere agli amici del Family day se li hanno feriti le coppie gay o il liberismo». Nel Pd Ignazio Marino gongola, Matteo Renzi ne loda la passione, ma avverte: «Non si schiacci sulla Cgil». Vendola, giù dal palco, asciuga i concetti: «Sogno un compromesso tra le forze centriste e di sinistra sulle riforme possibili. Ma non è detto che l’egemonia debba essere moderata, quella sfida ce la giochiamo con le primarie, che ormai non possono più essere sabotate». Enzo Carra, ambasciatore Udc in prima fila, sorride: Un discorso da dirigente dell’Azione cattolica. Secondo me alle primarie ha delle chances, in questa fase serve un’anima, e per noi più facile parlare con chi ha un’identità chiara... La soluzione è un centro alleato con la sinistra, col trattino...».

martedì 15 giugno 2010

Spagna, pronta la legge sulla religione "Niente crocefissi e funerali di Stato cattolici"

La Repubblica 14.6.10
El País rivela la bozza delle nuove norme: stabiliscono la "neutralità religiosa" delle istituzioni
Spagna, pronta la legge sulla religione "Niente crocefissi e funerali di Stato cattolici"
di Omero Ciai

Il nuovo progetto in Parlamento dopo l´estate. Ancora in discussione l´articolo che regola l´uso del velo islamico

Via il crocefisso dalle aule scolastiche, dagli ospedali pubblici, dalle sedi amministrative, dai ministeri; e via il parroco dai funerali di Stato che non potranno più essere di rito cattolico. La bozza della nuova legge sulla "libertà religiosa" in Spagna - già annunciata dal premier Zapatero due anni fa - è pronta e ieri è stata rivelata da El País. Più che di "laicità" dello Stato, nella bozza, si esprime «la neutralità dei pubblici poteri di fronte alla religione e a qualsiasi altro credo, evitando qualsiasi confusione fra funzione pubblica e attività religiosa».
Riguardo ai funerali di Stato, El País propone l´esempio di quelli che si svolsero nel 2004 per le vittime degli attentati dell´11 marzo e ricorda che furono di rito cattolico nonostante tra i morti vi fossero numerosi musulmani. Con la nuova legge lo Stato potrà organizzare solo funerali civili, senza simboli religiosi. Mentre sul crocefisso la legge chiarisce che non potrà essere esposto (come nessun altro simbolo religioso) nei locali pubblici, esclusi quelli con un particolare valore storico, artistico o culturale. Fanno eccezione però i centri privati, anche nel caso in cui siano ampiamente finanziati con denaro pubblico, come le scuole o gli ospedali.
La nuova legge è composta da un totale di 37 articoli e si propone di rendere uguali di fronte allo Stato tutte le religioni presenti nel paese: in Spagna ci sono, oltre alla maggioranza di cattolici, 1,4 milioni di musulmani, un milione di protestanti e 600mila cristiani ortodossi insieme a comunità minori di ebrei, mormoni, buddisti e testimoni di Geova. Grazie agli accordi firmati con lo Stato spagnolo nel 1979 la Chiesa cattolica potrà ancora godere di alcuni privilegi, come quello di essere l´unica confessione alla quale i contribuenti possono attribuire lo 0,7 % delle tasse.
C´è, per ora, un solo spazio vuoto nella nuova legge e riguarda il velo islamico. La Commissione governativa che ha preparato la bozza non ha ancora deciso - scrive El País - «se regolerà o no con una norma i simboli religiosi individuali portati in uno spazio pubblico», come sarebbe appunto il velo in una scuola o in un ospedale. Fonti del governo vicine a Zapatero ammettono che nella Commissione sull´argomento prosegue il dibattito anche se il ministro della Giustizia spagnolo, Francisco Caamaño, si è espresso chiaramente a favore di una normativa. «È necessario precisare - ha detto - quali simboli religiosi di identificazione personale possono essere portati da un cittadino in uno spazio pubblico. In questi casi la legge dovrà essere chiara e dovrà applicare il senso comune e la tolleranza». La legge vigente per ora in Spagna, che risale al 1980, non chiarisce se portare il velo sia consentito oppure no negli spazi pubblici. La discussione in Parlamento della nuova legge inizierà solo dopo l´estate.