martedì 24 febbraio 2009

Un partito blindato che rischia l'unità sui temi legati all'etica

Corriere della Sera 24.2.09
Un partito blindato che rischia l'unità sui temi legati all'etica
di Massimo Franco

Dopo l'elezione di Dario Franceschini, il comandamento tacito è di blindare il Pd. La conseguenza più immediata è quella di alzare un muro intorno al partito, rinviando qualunque approccio col centrodestra, si tratti di federalismo o di giustizia; e di offrire un'immagine dura e pura che assecondi la componente di sinistra sui temi etici, ed affili un antiberlusconismo capace di fare concorrenza ad Antonio Di Pietro. Ma le tensioni interne che emergono sul testamento biologico dicono quanto possa essere traumatica l'operazione. E, sebbene prevista, la rinuncia al «governo ombra » veltroniano segna il passaggio ad un'opposizione senza più ambizioni né prospettive di guida.
La visita resa ieri da Franceschini al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, conferma la volontà un po' pretenziosa di presentare il Pd come «partito della Costituzione»; e la larvata tentazione di trasformarlo in una sorta di «guardia politica» del Quirinale. Gli accenni ad un pericolo per la democrazia italiana; le uscite di Massimo D'Alema sullo strapotere di Silvio Berlusconi; i complimenti di alcuni dipietristi: sono altrettanti indizi di una deriva che tende a scaricare all'esterno i problemi del Pd. L'operazione ha come primo passaggio le europee; e come tappa successiva il congresso di ottobre.
Ma la sensazione è che molti fra gli ex ds vogliano piegare da subito l'identità del partito, proprio usando l'ex popolare Franceschini. Si intravede la silhouette
di una forza socialdemocratica, ancorata ai gruppi dirigenti locali e decisa a ricondurre alla disciplina ogni anomalia. Le stesse primarie, figlie degli anni prodiani e fonte di legittimazione di Walter Veltroni, oggi sembrano osservate con disincanto: anche perché hanno dato dei dispiaceri alla nomenklatura. Si indovina dunque uno spostamento del potere dal leader a chi gli ha conferito il primato: quella che si definisce collegialità.
I cosiddetti «temi etici» appaiono uno dei terreni privilegiati sui quali misurare il nuovo corso. Dietro le mediazioni cercate disperatamente da Francesco Rutelli affiorano i contorni di un'area politica sempre più in difficoltà nel Pd. E il modo in cui alcuni settori, sostenuti da Idv ed estrema sinistra, considerano Rutelli già in marcia verso l'alleanza con l'Udc, è una forzatura per anticipare il futuro. Il D'Alema che risponde alla jattanza berlusconiana con la propria, mette un sigillo all'operazione. «Berlusconi dice che ha fatto fuori 8 leader del centrosinistra. Non è vero», ribatte D'Alema. «Siamo vivi e in circolazione».
È un protagonismo inedito, per un dirigente che fino a pochi giorni fa ostentava distacco. Ma si tratta della conferma di un rimescolamento del quale Franceschini appare il garante, dopo essere stato il vice-Veltroni. «Ho letto che è tornato l'antiberlusconismo, non capisco cosa voglia dire», sostiene il segretario in tv. Vedendo come si comporta il premier, «anche un moderato alza la voce». La sua ricetta sul Pd è «la più semplice: smettere di litigare». Se centrerà questo obiettivo minimo, sarà già molto. Naturalmente, bisognerà vedere se la blindatura ed una pace interna prodotta dalla disperazione porteranno anche voti.

Testamento biologico: Rutelli e i teodem dividono il Pd

l’Unità 24.2.09
Testamento biologico: Rutelli e i teodem dividono il Pd
di Jolanda Bufalini

Il Pd ha presentato 36 emendamenti unitari. Su “idratazione e nutrizione” si esprime l’orientamento «largamente prevalente» ed è firmato da Finocchiaro e Zanda. Ma non c’è la firma di Dorina Bianchi.

«Cos’è, un biglietto d’auguri per Franceschini?», scappa detto al senatore Lionello Cosentino, quando vede l’emendamento presentato da Rutelli, che esclude dal testamento biologico la possbilità di rifiutare nutrizione e idratazione forzata.
La sequenza dei fatti è questa: la settimana scorsa la neo-presidente del gruppo Pd in commissione sanità Dorina Bianchi si astiene sul testo base (da oggi in discussione con circa 600 emendamenti, sempre in commissione), mentre la maggioranza del gruppo vota contro. A quel punto la presidenza del gruppo Pd al Senato, assume direttamente il coordinamento del lavoro comune. Lavoro al quale sono designati, oltre alla stessa Bianchi, i senatori Ignazio Marino e Daniele Bosone: quest’ultimo è medico, fa di mestiere il neurologo.
I due medici
I due medici, dunque, fanno un lavoro di mediazione cercando di calarsi nella realtà, di superare le posizioni ideologiche. Dice Bosone: «Con l’ideologia non si fa assistenza e senza assistenza non si tutela la vita». È un lavoro che, intanto, guarda alle esigenze reali delle famiglie che si trovano a far fronte alle esigenze dei malati terminali, anche quelle che non hanno possibilità economiche. Un lavoro «di grande disponibilità e apertura», lo definisce Ignazio Marino. Un lavoro di «sintesi culturale, perché la libertà di coscienza non esime dal lavoro politico», dice Bosone. E che fa punto cardine il rispetto dell’articolo 32 della costituzione sull’inviolabile diritto di scelta della persona. Sabato, Dario Franceschini, nel discorso di candidatura a segretario, inserisce un passaggio giudicato di grande importanza sulla necessità che il legislatore si ispiri a una mentalità laica. Anche Massimo D’Alema interviene: «l'idea che la legge obblighi il cittadino a subire determinati trattamenti, perchè la nutrizione forzata attraverso sondini o tubi gastrici è un trattamento, non ha eguali in nessun Paese civile, e speriamo che possa essere evitata agli italiani».
Chi firma e chi non firma
Siamo a ieri mattina alle 11, dead line per la presentazione degli emendamenti. Sul punto più delicato,la posizione del Pd tiene insieme la “tutela della vita” e il “principio di autodeterminazione”. Il compromesso prevede che «nutrizione e idratazione siano sostegno vitale», ma che «nel rispetto della Costituzione «è ammessa l’eccezionalità del caso di sospensione se espressamnente oggetto della dichiarazione anticipata di trattamento». Primi firmatari sono Anna Finocchiaro e Luigi Zanda. Seguono le firme di tutti i componenti della commissione, tranne la presidente e il senatore rutelliano Gustavino. Commenta Donatella Poretti (radicale): quello non è il mio emendamento, lo firmo perché è espressione del lavoro di gruppo. «Sconfortante», commenta Ignazio Marino che vede ancora una volta vanificato l’ennesimo passo in avanti verso una soluzione comune.
«Imbarazzo» è il termine diplomatico che circola nelle stanze della presidenza di gruppo rispetto alla posizione assunta da Dorina Bianchi, vista la sua posizione di capogruppo. In un comunicato Anna Finocchiaro sottolinea il lavoro unitario: «Il Pd ha presentato in Senato, in commissione sanità, 36 emendamenti che riassumono il serio lavoro di sintesi fatto in questi ultimi mesi» e, su idratazione e nutrizione, «è stato presentato un emendamento sottoscritto dalla presidenza del Gruppo, da senatori laici e da senatori cattolici, coerente con la posizione largamente prevalente e in sintonia con quella assunta sabato dal segretario Dario Franceschini». Questa dunque la posizione del Pd, fatta salva la pari dignità politica - ma non numerica - di altri emendamenti. Cosa c’è nel piatto? quali giochi e equilibri politici? Non qli interessi del paese reale, pensa Ignazio Marino. «Mi sembra il terreno meno opportuno per le manovre politiche, soprattutto dopo l’assemblea di sabato», commenta il cattolico Daniele Bosone. E c’è da registare anche il giallo di una riunione dei senatori con il neosegretario Franceschini, che - però - non era prevista né nella sua agenda e né in quella della presidenza del gruppo.
Oggi si ricomincia: 600 gli emendamenti. 100 solo della maggioranza e 250 di Donatella Poretti. Iil fatto che dalla maggioranza sia arrivata quella caterva di correzioni significa che anche nel centro destra le acque non sono tanto tranquille. Chissà se qualcuno andrà a vedere.

lunedì 23 febbraio 2009

Basta ingerenze della Chiesa

La Repubblica 23.2.09
Basta ingerenze della Chiesa
Paolo Ferrero: la linea resta quella di Veltroni
"Una forza di sinistra vera oggi serve ancora di più o moriremo democristiani"
Le ingerenze vaticane sull’etica sono inaccettabili. Ma il Pd fa finta che siano questioni di coscienza
di G.C.

ROMA - «In un modo o nell´altro qui si rischia di morire democristiani...». Paolo Ferrero ironizza sul fatto che «Franceschini è un ex dc» alla guida di un partito fondato anche dagli pci. Perciò, per il segretario di Rifondazione «è più che mai necessaria una forza di sinistra, anche se sarebbe bene che il Pd lavorasse a un´opposizione vera contro il governo e contro la Confindustria che del governo è il principale suggeritore , e quando serve anche contro il Vaticano».
Nulla di nuovo, Ferrero?
«Mi sembra che per la continuità con Veltroni, per le cose che ha detto e per la condizione oggettiva del Pd, a Dario Franceschini non passi nemmeno per l´anticamera del cervello di fare qualcosa di sinistra. È in continuità molto forte con l´9mpronta veltroniana».
Ha fatto un appello all´unità del sindacato, il neo segretario. Non è una cosa di sinistra?
«In un momento in cui il sindacato è spaccato è più un attacco alla Cgil che una cosa di sinistra. Di sinistra oggi è schierarsi con la Cgil in difesa del contratto di lavoro. Sulla contrattazione il governo ha fatto una cosa gravissima, nessun paese al mondo pensa di uscire dalla crisi tagliando i salari reali, perché così si aggrava la crisi economica. Che il Pd neppure su questo riesca a schierarsi la dice lunga sulla sua inutilità dal punto di vista dell´opposizione a Berlusconi».
Neppure la rivendicazione orgogliosa di laicità fatta da Franceschini l´ha convinta?
«Anche Veltroni diceva queste cose, ma poi il Pd lascia libertà di voto. Come se la clamorosa ingerenza vaticana che si è verificata sul testamento di fine-vita, questa cosa pazzesca di dire che l´idratazione e l´alimentazione forzata non sono un accanimento terapeutico per aggirare la Costituzione, sia accettabile. Il Pd fa finta che sia un problema di coscienza e non una delle questioni di civiltà per un paese».
Tuttavia la sinistra procede per scissioni. E alle europee avete da superare la soglia di sbarramento del 4%.
«Il 4%, già. L´ultimo successo veltroniano è stato uccidere la sinistra mentre stava regalando il paese a Berlusconi, che la dice lunga sulla miopia di quel progetto politico».
Forse è la sinistra radicale che non sa bene cosa fare?
«La posizione di Rifondazione è fare una lista di sinistra che sia autonoma dal Pd chiaramente, che abbia come riferimento a Strasburgo il gruppo della Sinistra europea e che parta dal nostro simbolo, che è il più conosciuto, e io spero che ci possano stare anche i compagni che sono usciti, Nichi Vendola e Franco Giordano. È il modo giusto per fare una cosa di sinistra».
Vendola è magari più interessato a un confronto con il Pd e teme le chiusure identitarie?
«Penso che ci vorrebbe un Partito democratico che si metta a fare un´opposizione seria al governo di Berlusconi. Ma per non correre il rischio di morire, ben che vada, democristiani, bisogna costruire una sinistra autonoma dai Democratici, che non sia una corrente esterna del Pd, come pensano invece Vendola e Giordano. Non un cartello in vista delle europee, ma una proposta in quattro punti per uscire dalla crisi: ridistribuzione del reddito; intervento pubblico però non un soldo a banche e imprese; ammortizzatori sociali per chi perde il posto di lavoro; lotta alla speculazione finanziaria».

domenica 22 febbraio 2009

Sul bio-testamento Pd sempre più diviso

il Riformista 21.2.09
Sul bio-testamento Pd sempre più diviso
laici e cattolici. I teodem supportano l'astensionismo della Bianchi sul testo del Pdl, Marino è fermo su una «azione di contrasto rigorosa», D'Alema invoca una «sintesi» molto complicata.
di Paolo Rodari

È il disegno di legge sul testamento biologico ad agitare le acque all'interno del Partito democratico. Acque che, come è logico che sia, minacciano di riversarsi addosso al futuro segretario del Partito. Già, perché sull'argomento i punti di vista sono diversi e diversificati.
L'altro ieri si è avuta una chiara manifestazione di tutto questo. In commissione Sanità del Senato, il ddl della maggioranza che esclude dalle volontà alimentazione e idratazione artificiali, è passato con 13 voti favorevoli, 6 contrari e 3 astenuti, questi ultimi tutti del Pd. A nulla, dunque, sono serviti i tentativi di mediazione messi in atto dai democratici.
All'interno del partito la differenza di posizione sul testamento biologico non c'è soltanto tra l'ex capogruppo Ignazio Marino, appunto l'autore di una proposta di legge sul trattamento di fine vita che esclude l'alimentazione e l'idratazione artificiali e che vorrebbe bocciare il testo Calabrò e indire un referendum se dovesse passare, e la neo-capogruppo, cioè la cattolica Dorina Bianchi, la quale, invece, vorrebbe limitarsi a migliorarlo. Lo scontro è più ampio e riguarda gran parte dell'anima cattolica del Pd e quella più laica. Sempre l'altro ieri, infatti, era stata la "teodem" Paola Binetti a contestare la proposta di Marino di una consultazione popolare. Per far naufragare il referendum promosso, tra l'altro, da molti dei suoi futuri compagni di partito come Umberto Veronesi, Binetti aveva ricordato la mobilitazione capillare dei cattolici per la legge 40: «Abbiamo spiegato le nostre ragioni casa per casa, in incontri, in conferenze con migliaia di persone, nei salotti, nei dopocena con gli amici, nei caffè, nei bar, in metropolitana, con le e-mail, con articoli fatti circolare, in modo che nessuno fosse escluso».
Ma si possono anche ricordare le differenti posizioni espresse quando il consiglio dei ministri approvò il ddl sulla vicenda di Eluana Englaro. Allora in diversi tra i cattolici del Pd si dichiararono disposti a votarlo.
Ieri, in favore di Marino, sostituito in corsa dai democratici come capogruppo del Pd in commissione, è dovuto scendere in campo Massimo D'Alema. Dalle colonne di Repubblica ha definito «un grave errore sostituire Marino». D'Alema ha detto la sua anche sulla contrapposizione cattolici-laici all'interno del Pd: «La vera forza di un partito nuovo non sta nella semplice giustapposizione di linee differenti». E ancora: «Io rispetto i cattolici ma la libertà di scelta in materia di trattamenti sanitari è un principio costituzionale e di civiltà. Sia chiaro, non metto in discussione la libertà di coscienza. Ma un grande partito, su un tema come questo, non può non capire che deve discutere, deve rispettare la diversità, ma alla fine deve arrivare a una sintesi».
Eppure una sintesi sembra oggi difficile. Parecchi tra i cattolici del Pd ritengono sagge le dichiarazioni di ieri di monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, per il quale occorre «creare un clima in cui il Parlamento possa lavorare con serenità in un saggio confronto, perché su questi temi non c'è bisogno di conflitto». E come ha detto ieri il cattolico Luigi Bobba (Pd), l'astensionismo della Bianchi mira proprio «a porre le condizioni per un dialogo tra maggioranza e opposizione evitando quel "bipolarismo etico" che sarebbe una iattura su argomenti così delicati e complessi e che non aiuta a trovare soluzioni condivise». Mentre invece la posizione di Marino è quella di «un'azione di contrasto parlamentare rigorosa, con tutti gli strumenti disponibili». «Io - ha detto ieri - ho pronunciato un discorso di apertura. Calabrò invece sbarra la porta».
Tra maggioranza e opposizione lo scontro è anche su Beppino Englaro. Questi ha annunciato battaglia contro la legge voluta dal governo. Il sottosegretario alla salute Eugenia Roccella ha sottolineato che quella del papà di Eluana è stata fin dall'inizio «una scelta politica», ne è prova il fatto che oggi sarà in piazza a Roma contro la legge allo studio sul testamento biologico mentre «aveva detto che dopo la morte della figlia si sarebbe ritirato in composto silenzio».

Veronesi boccia il ddl Calabrò sul testamento biologico, ok da mons. Fisichella

La Repubblica 21.2.09
Il senatore, protagonista delle polemiche sul testamento biologico, all’inaugurazione dell´anno accademico
Arriva Marino e Genova si spacca proteste e manifestazioni all´università
Veronesi boccia il ddl Calabrò sul testamento biologico, ok da mons. Fisichella
di Michela Bompani

GENOVA - Polemica e assedio all´inaugurazione dell´anno accademico di Genova. Ospite d´onore, sabato 28 febbraio, nell´aula magna dell´Università, sarà il senatore Ignazio Marino, ex capogruppo del Pd nella commissione Sanità del Senato (poi "sostituito" dalla teodem Dorina Bianchi) che, nei giorni scorsi, ha invocato il referendum se dovesse essere approvato il disegno di legge in materia presentato dal centrodestra. Dopo il deflagrare del caso Englaro, l´Ateneo genovese suscita l´attenzione nazionale per questo ospite protagonista del dibattito politico e che all´inaugurazione dell´anno accademico parteciperà con l´intervento «La legge e la bioetica al confine tra umanità e progresso scientifico». La polemica infatti è ancora accesissima: solo ieri l´oncologo Umberto Veronesi ha definito "un obbrobrio giuridico" il ddl della maggioranza, che porta la firma del senatore Calabrò, mentre per monsignor Fisichella, presidente della pontificia Accademia per la Vita, l´adozione del testo da aprte del Senato "è un buon passo".
Marino è genovese, ha un pedigree scientifico di prim´ordine (è professore al Jefferson Medical College di Filadelfia) ed autore di una proposta di legge sul testamento biologico, e un paio di mesi fa era stato invitato dal rettore Giacomo Deferrari a tenere una "lectio magistralis". Allora nessuno ebbe nulla da ridire, ma l´esplosione del caso Englaro ha cambiato le carte in tavola e ora il rettore si ritrova suo malgrado al centro di una bufera. Oggi l´arrivo di Marino spacca gli studenti, lacera il corpo accademico e crea problemi anche nel mondo della sinistra genovese. I giovani di Comunione e Liberazione stanno preparando un documento da distribuire il giorno dell´inaugurazione, contestando le convinzioni del senatore. Mentre gli studenti della sinistra si riuniranno lunedì per organizzare una contromanifestazione in favore del senatore Pd.
Inoltre il vicepresidente della Regione, Massimiliano Costa, cattolico, ex Margherita e compagno di partito di Marino, annuncia che non parteciperà alla cerimonia: «Ho altri impegni - spiega - e poi non condivido la posizione del senatore Marino, che ha agitato l´opzione referendum quasi come un ricatto, ancor prima di vedere che tipo di legge si sta discutendo». Costa precisa che questa assenza non inficia il rapporto di stima e fiducia che la Regione ha nei confronti dell´Università e del Rettore Giacomo Deferrari: «Vado d´accordo con il Rettore, sono in disaccordo con Marino sul referendum: e poi credo che la scienza e la politica dovrebbero rimanere separate».
A tentare di "invadere", pacificamente, la cerimonia (da alcuni ribattezzata «inaugurazione del (d)anno accademico»), ci saranno i ragazzi dell´Onda, già in assemblea nelle diverse facoltà per proseguire la lotta anti-Gelmini. Ma il fronte della protesta non si esaurisce qui: voci del dissenso potrebbero levarsi anche tra gli stessi "togati", che vorrebbero cogliere l´occasione per rivendicare l´intoccabilità della radice pubblica dell´Università.

venerdì 20 febbraio 2009

Int. ad Ignazio Marino: "Un partito serio decide a maggioranza anche sull'etica"

Int. ad Ignazio Marino: "Un partito serio decide a maggioranza anche sull'etica"

L’Unità del 20 febbraio 2009, pag. 4/5

di Concita De Gregorio

Ignazio Marino, 54 anni, è tornato in Italia da tre anni. Viveva a Pittsburgh, poi a Philadeplhia. Dirigeva il centro trapianti di una delle più antiche università americane, il Jefferson medical college. Trapianti di fegato. «Ho scelto di occuparmi del fegato perché è l`intervento ancora oggi tecnicamente più difficile. Ero attratto, da ragazzo, dall`idea di poter fare qualcosa che non tutti sono in grado di fare». Opera ancora, la domenica e il lunedì, a Verona. E` nato a Genova, ha una figlia adolescente, ha studiato alla Cattolica. E` cattolico, cresciuto con gli scout. A chi entra nel suo ufficio - una mansarda a Sant` Ivo alla Sapienza - mostra una lettera indirizzata da Paolo VI ai medici cattolici nel 1970. «Legga, io non avrei saputo dire parole così». Scriveva il Papa: nella fase terminale di una malattia incurabile dovere del medico è «alleviare la sofferenza e non prolungare con qualunque mezzo una vita che non è più pienamente umana». Non pienamente umana. Parliamo della legge sul testamento biologico proprio oggi che in commissione il gruppo del Pd si è diviso: 6 senatori tra cui Marino hanno votato contro la proposta Calabrò, il ddl del governo, 3 si sono astenuti. Tra questi Dorina Bianchi, teo-dem che da pochi giorni ha preso il suo posto alla guida del gruppo Pd in commissione Sanità. Tra ex Ds ed ex Margherita si è consumato ieri uno scontro aspro che a molti è parso il prologo di quel che potrebbe accadere da domani nel Partito democratico. Anche di questo, delle sorti del partito, parliamo con Marino: pensa che si debba arrivare al più presto a «delle primarie vere, non di corrente». Di sé dice: «Non sono la persona più adatta, ma i candidati non si autocandidano. Quando c`è un`indicazione collettiva sono chiamati al confronto. Non è affatto una mia aspirazione ma se fosse utile ad un cammino comune, certo».

Senatore, lei ha detto che se passasse questa legge bisognerebbe sottoporla a referendum. Marini ha commentato che le sue sono `fantasie da scienziato`. Gasparri, dopo il voto di ieri, che `la linea Marino è stata sconfitta`. Si sente sconfitto?

«Siamo in un pasticcio, si dovrebbe ripartire dall`esame della realtà. Non c`è bisogno di essere scienziati per contare fino a dieci: se su 9 persone 6 esprimono un parere questa è la maggioranza. Ho osservato ieri che si dovrebbe tener conto dell`opinione della maggioranza, rappresentarla. Non vorrei che si arrivasse alla decisione di non decidere, tutto qui. Quel disegno di legge è incostituzionale e antiscientifico. Il centrodestra ha mostrato finora assoluta indisponibilità alle modifiche. Se così com`è avremmo migliaia di ricorsi alla Corte costituzionale».

Perché?

«All`articolo 2 dice che l`attività medica non può in nessun caso consentire la morte del paziente. Welby non potrebbe più decidere di sé, domani: nessuno potrebbe staccare il respiratore a chi lo voglia. L`articolo 5 parla di idratazione e alimentazione come forme finalizzate ad alleviare le sofferenze e le esclude dal testamento biologico: anche a voler banalizzare e parlare, come si fa, di pane e acqua ciascun medico sa che non è questo ad alleviare le sofferenze del paziente. Inoltre mi domando, per paradosso: e l`aria? Perché non è contemplata la respirazione forzata che, come in assenza di capacità di deglutire, è determinata da una lesione neurologica e muscolare? All`articolo 6 il testamento biologico è di fatto reso inapplicabile. Si dice che bisogna andare ogni tre anni a depositarlo dal notaio, che i notai devono accoglierlo a titolo gratuito (non sono stati sentiti! Lo farebbero?) che bisogna andarci col medico di base e col fiduciario. Immagini questo corteo di persone che ogni tre anni va dal notaio. Un medico di base, che ha in media 1500 assistiti, dovrebbe andarci 500 volte all`anno, escludendo i festivi anche 3 volte al giorno. Una ragazza di 18 anni che voglia fare oggi la dichiarazione dovrebbe tornarci col corteo circa 24 volte nella vita. Tutto questo senza che le disposizioni siano vincolanti. E allora per cosa tanta fatica? Bisognerebbe piuttosto ripartire dalla Costituzione».

Cosa intende?

«La salute è un diritto di tutti gli individui, c`è scritto. Individui, non cittadini. Pensi al dibattito di questi giorni sulle cure mediche agli immigrati. Nessuno può essere sottoposto a trattamento sanitario contro la sua volontà. Allora dov`è il problema se si fa una legge che lasci a ciascuno la scelta?»

Lei, da cattolico, non sente il bisogno di fare proselitismo per le ragioni della vita?

«I principi morali non si impongono per legge. La catechizzazione, eventualmente, si fa con l`esempio».

Non hai mai avuto difficoltà a interrompere un trattamento?

«L`ho avuta, sì, a lasciar andare un paziente. In questi casi la soluzione si trova dentro l`ospedale. Non ho mai tolto un respiratore, come spesso i parenti chiedono negli ultimi momenti per avere intimità col malato. Togliere il respiratore mi riesce difficilissimo. Ho chiesto di farlo ai miei collaboratori, se quella era la volontà espressa. Ho avuto una donna di 27 anni con un figlio di 5 colpita da un`epatite fulminante, dopo il trapianto il decorso ha avuto un esito pessimo ed eravamo oltre i protocolli: non c`era da insistere. Nonostante il parere dei colleghi ho deciso di trapiantarla di nuovo. Era il 2002, mi chiama ancora ogni tanto. Ho avuto un veterano del Vietnam colpito da epatite b, aveva un testamento biologico precisissimo: dopo due settimane di terapia intensiva il trattamento doveva essere sospeso. Suo fratello ha fatto cinque ore di volo per assicurarsi che fosse rispettato. Pensavo che ci fossero ancora possibilità, ho convocato il comitato etico dell`ospedale che ha deciso di rispettare la libera scelta del malato. Il vero umanesimo è rispettare la volontà degli uomini anche quando è difficile. Il ricorso alla tecnica finisce per essere idolatria, è una rinuncia alla carità cristiana che è ascolto. Sono credente ma il compito del legislatore è laico».

Lei si è dimesso ad ottobre da capogruppo per presiedere la commissione d`inchiesta sull`efficienza del Servizio sanitario pubblico. Con che progetto?

«Vorrei studiare gli indicatori sulla qualità e l`efficienza delle nostre Asi. Per esempio. Quante fratture di femore vengono operate entro 48 ore dal ricovero? Quanti giorni prima di un intervento programmato avviene il ricovero? Se avviene 5 giorni prima si stanno usando male i soldi. Si trovano le migliori Asl e le peggiori, si interviene non in base a un criterio clientelare o politico ma in base a dei parametri di qualità».

Bisognerebbe poterlo fare anche in politica con le candidature.

«Certo. Bisognerebbe entrare in una fase in cui si candida chi lo voglia, e su questo non ci sarà carenza. Tra chi lo voglia si dovrebbe scegliere chi sia più adatto a quel ruolo. Non equilibri alchemici tra correnti: il profilo. Bisognerebbe sottoporre le persone al giudizio degli elettori».

E’ soddisfatto di aver lasciato l`America per fare politica?

«Un giorno, due anni fa, ho parlato in aula a favore di un emendamento alla finanziaria che assegnava 180 milioni di euro all`anno per indennizzare i pazienti danneggiati negli ospedali col sangue infetto. Ho raccontato di quelli che avevo visto, entrati con una frattura e usciti con l`Aids. I loro occhi. Tutta l`aula ha votato. Ci sono altri modi di fare qualcosa per la salute oltre lo sala operatoria».

La chiesa non è sulle sue posizioni.

«La chiesa sono le suore di Haiti che curano i lebbrosi, non è il clero. La chiesa universale ha una straordinaria capacità di esserci. Sono stato scout negli anni`70, si discuteva di campi estivi comuni: la coeducazione di maschi e femmine. Si immagina? Paolo VI non si oppose a quel processo. Controllo, certo, ma non ostacolo».

Si candiderebbe alle primarie del Pd?

(ride) «Non sono adatto. Franceschini si assume il compito e la responsabilità. Dovrà dare un segnale forte di discontinuità nella scelta delle persone. Poi si procederà secondo le regole. Bisogna poi arrivare alle primarie, certo. Magari per aree geografiche, con una competizione nel paese».

E a quel punto lo farebbe?

«Non credo di avere il profilo giusto. Però i candidati li indicano gli elettori. Se mi toccasse fare una parte di cammino non mi tirerei indietro».

Beppino Englaro aderisce alla manifestazione di domani contro la «legge barbara». Lei sarà in piazza?

«Difficile, c`è l`Assemblea nazionale».

giovedì 19 febbraio 2009

Voglia di ricucitura tra istituzioni e gerarchie vaticane

Corriere della Sera 19.2.09
Voglia di ricucitura tra istituzioni e gerarchie vaticane
di Massimo Franco

C’è una gran voglia di ricucire, fra i vertici dello Stato. Il tentativo di ridimensionare le tensioni istituzionali sul caso di Eluana Englaro ieri è diventato esplicito: fra Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi; e fra il Quirinale e la Santa Sede. È emersa una volontà comune di diplomatizzare lo strappo consumatosi con la morte della donna in coma da diciassette anni. Il primo segnale è arrivato martedì, nel colloquio al Quirinale fra il presidente della Repubblica ed il premier, accompagnato dal sottosegretario a palazzo Chigi, Gianni Letta. La nomina di Paolo Grossi come giudice costituzionale ha rappresentato un primo gesto di concordia ritrovata.
Ma non solo con Berlusconi. La scelta di Grossi, stimato anche in Vaticano, viene letta come un indizio di tregua: sebbene preparata da tempo. E ieri è arrivato il secondo passo, in una cornice che favoriva e quasi obbligava alla concordia: la cerimonia per l'80˚ dei Patti lateranensi. Poteva rivelarsi un'occasione di imbarazzo; invece, è servita a ridurre le distanze e limitare i malintesi. L'invito di Napolitano alla «collaborazione feconda fra Stato e Santa Sede» è arrivata poco prima dell'incontro con i vertici vaticani. Ed ha finito per segnare positivamente il clima dei colloqui.
Lo stesso presidente della Camera, Gianfranco Fini, che aveva detto parole accolte con irritazione dalle gerarchie cattoliche, ha cercato il dialogo. La sua conversazione col segretario di Stato, Tarcisio Bertone, e col presidente della Cei, Angelo Bagnasco, ha accreditato un disgelo, per quanto parziale. Ma soprattutto, ha colpito l'insistenza con la quale Berlusconi si è premurato di affermare che con Napolitano non ci sarebbe «mai stata nessuna distanza»: un modo per cercare di allontanare i sospetti di un rapporto non risolto.
L'ombra del caso Englaro, infatti, non sembra dissolta. La legge sul testamento biologico fa dire al premier che si cercherà una proposta condivisa come vuole il Quirinale. Ma il capo del governo sottolinea anche una completa «unità di vedute» con la Chiesa. E ieri il cardinale Camillo Ruini, ex presidente della Cei, ha avvertito che la prossima legge dovrà escludere eutanasia ed accanimento terapeutico; e che non si dovrà rinunciare a «idratazione e nutrizione, pessima forma di eutanasia». Per questo, Berlusconi appare più convincente ed a proprio agio quando rivendica «il clima entusiastico», fra palazzo Chigi e Santa Sede.
Di fatto, è diventato l'interlocutore principale del Vaticano: anche perché le gerarchie cattoliche criticano puntualmente l'ostilità della Lega contro gli immigrati. Quanto all'opposizione, i tormenti del Pd hanno giustificato la sua assenza quasi totale dalle cerimonie di ieri. Ma anche in una situazione normale, le distanze fra Santa Sede e Pd sarebbero risultate ugualmente vistose, quasi imbarazzanti. È un altro dei «buchi neri» strategici che i successori di Walter Veltroni dovranno analizzare a fondo per risalire la china.